Hyrpinia: Viae et Legendae

Alle 8,00 puntuale come un orologio svizzero, la CBR di Sanchez con il suo rombo inconfondibile varca l’accesso della Q8 a Nola con la testa che si muove frenetica a destra e a manca. Quando incontra il mio braccio alzato e sbandierante, spinge ed impenna…quasi fino al mio tavolino a manifestare la gioia di incontrarci prima di levarsi il casco ed abbracciarmi.

 

Buttiamo giù una colazione fragrante, in attesa del Cioppino , rallegrata da Alessio che è passato a salutarci. Arrivato poi Claudio con la sua zavorrina ed il Ciop, ospitati con caffè e cornetto, montiamo in sella e ci portiamo all’appuntamento sulla 7 bis ,nel nulla davanti alla Concessionaria AUDI. Qui incrociati gli altri bikers della zona Ovest (il gruppo di Napoli e di Avellino li incontreremo ad Avellino) dopo i convenevoli di rito, ci mettiamo in marcia per il point di Avellino. La giornata si presenta soleggiata e serena, la temperatura è sopportabile e l’entusiasmo alle stelle.

 

Alle 9,00 in un altro luogo amorfo, lungo una statale intasata di auto e autocarri, abbiamo il definitivo incontro con il gruppo proveniente da Napoli e dell’Avellinese (Il Principe e friend’s – Gerardo– e Zungoli in moto). Abbracci e baci poi stante l’esigenza di tutti, siamo partiti per la prima tappa lungo la statale 7 l’antica via Appia, diretti al punto di ristoro Irpinia Coffee dove siamo stati accolti con squisita cortesia dai titolari gustando un ottimo caffè accompagnato da biscotti all’amarena e dolcetti con ripieno di castagna e miele…una bontà!

 

Rifocillati nel corpo e appagati nello spirito, i nostri capitani Andrea e Gerardo con attenzione meticolosa e puntuale precisione, attraverso distese e colline bagnate ancora dalla rugiada, ci hanno fatto assaporare i profumi erbe di montagna e di foglie di castagno bagnate, scorrazzandoci allegramente lungo i declivi irpini dove lo sguardo sconfina all’infinito fino ai confini con la Puglia.

 

La nostra prima meta è l’ Abbazia del Goleto, un complesso religioso risalente al xii secolo fondato da San Guglielmo da Vercelli.

Riporto le note storiche cosi come illustrate dal nostro Capitano di tappa Gerardo :

Il complesso della cittadella monastica del Santissimo Salvatore al Goleto sorse a partire dal 1133 ad opera di Guglielmo da Vercelli, che aveva ricevuto il suolo per la nuova badia da Ruggero, signore Normanno della vicina Monticchio, località oggi disabitata, situata tra S. Angelo dei Lombardi e Rocca San Felice. Per volontà del fondatore, il vasto fabbricato primitivo era destinato ad ospitare una comunità mista di monache e monaci, dove l’autorità suprema era rappresentata dalla Badessa, mentre ai monaci era affidato il servizio liturgico e la cura della parte amministrativa. Questo complesso, che ruotava attorno alla chiesa del Santissimo Salvatore, posta al centro e con la facciata volta ad occidente, comprendeva il monastero grande delle monache, a fianco dell’abside, e quello più piccolo dei monaci, davanti alla facciata. Il percorso che Andrea e Gerardo hanno composto per la visita al Complesso , riguardava :

L’Atrio Inferiore ,La Cappella di San Luca, La Chiesa del Vaccaro, Il Chiostro, la Torre Febronia.

L’Atrio inferiore, nel passato chiamato erroneamente anche Chiesa inferiore o Cappella funeraria, presenta due campate, separate da due colonne monolitiche che terminano con capitelli bassi dai quali partono gli archi che sorreggono la crociera e raggiungono le semicolonne emergenti dalle pareti laterali. Aveva la funzione, confermata dalla presenza di ben cinque porte diverse, di luogo di smistamento per l’accesso ai vari ambienti del monastero, quali la primitiva Chiesa del Salvatore, il monastero femminile e il piccolo cimitero delle monache.

 

Cappella di San Luca

È il gioiello dell’abbazia. Si raggiunge da una scala esterna il cui parapetto termina con un corrimano a forma di serpente con un pomo in bocca. Il portale di accesso è sormontato da un arco a sesto acuto e da un piccolo rosone a sei luci. Sul fronte dell’arco alcune scritte ricordano che la chiesa fu fatta costruire da Marina II, nel 1255, per accogliere le spoglie di San Luca. L’interno è costruito da una sala piccola a due navate coperte da crociere ogivali, che poggiano su due colonne centrali e su dieci mezze colonne immerse nei muri perimetrali. Le basi ottagonali delle colonne e i capitelli decorati di foglie ricurve, su due ordini asimmetrici, richiamano – secondo molti studiosi – la residenza fatta costruire da Federico II a Castel del Monte, in Puglia.

All’esterno completano la struttura due piccole absidi sorrette da mensole e, tutt’intorno alle pareti, barbacani con teste di animali e motivi ornamentali.

 

Dei numerosi affreschi seicenteschi che arricchivano la chiesa, non restano che due medaglioni raffiguranti le abbadesse Scolastica e Marina, e qualche episodio della vita di San Guglielmo. Pregevoli gli altari, soprattutto quello costituito da una lastra di pietra sostenuta da quattro colonnine munite di eleganti capitelli e di basamenti tutti diversi tra loro.

 

Chiesa del Vaccaro

Prende il nome dal grande architetto napoletano Domenico Antonio Vaccaro, che la edificò tra il 1735 e il 1745. Pur priva, oggi, della copertura e di altre parti importanti, conserva tuttavia un fascino incredibile. La pianta è a croce greca, sormontata – in origine – da una cupola centrale. All’interno si sono salvati solo alcuni stucchi, mentre si può ammirare in tutta la sua bellezza il disegno del pavimento, recentemente restaurato. Gli ambienti adiacenti, un tempo destinati a Sacrestia e a cappella del SS.mo Sacramento, sono stati recentemente restaurati e saranno destinati ad ospitare un museo dell’Opera.

 

Il Chiostro

Dal 1990 sono i Piccoli Fratelli della Comunità Jesus Caritas, ispirata a Charles De Foucauld, che si prendono cura dell’animazione spirituale del complesso goletano, che diventa sempre più punto di riferimento per tutti coloro che sono assetati di assoluto. All’interno del chiostro dell’Abbazia si trova un busto che ritrae Charles De Foucauld.

 

La Torre Febronia

Prende il nome dall’Abbadessa che nel 1152 ne dispose la costruzione per la difesa del monastero. Vero capolavoro di arte romanica, presenta incastonati numerosi blocchi con bassorilievi provenienti da un mausoleo romano dedicato a Marco Paccio Marcello. La torre era a due piani e, al secondo, si accedeva tramite un ponte levatoio. Nella parte superiore si conservano alcune sculture simboliche, caratteristiche dell’arte romanica.

 

Dopo la interessante visita all’Abbazia, i nostri capitani ci hanno condotto presso un piccolo ma grazioso Agriturismo dove si è potuti assaggiare prodotti locali e cucina atavica di grande sapore e qualità.

 

Alla fine dei manicaretti innaffiati da Nocino artigianale , i Conduttori della tappa ci hanno guidato fino alla Valle d’Ansanto, lungo il percorso del fiume Ofanto nel cuore dell’Irpinia, fra i comuni di Villamaina, Rocca San Felice e Torella dei Lombardi-

Questa piccola valle o lago, illustrata dalla nostra esperta guida locale ingaggiata all’uopo ,è una depressione nel terreno, avvolto da esalazioni sulfuree nel cui centro un laghetto grigio ribolle e gorgoglia di anidride carbonica e circondato da boschi: L’antico luogo di culto della dea Mefite:

 

Virgilio la descrive cosi:

Versi 563-565 del VII Canto dell’Eneide di Virgilio

“La Mefite di Rocca San Felice Se scendi vicino al lago e ti fermi a guardare, intorno vedrai un biancore di terra arida accentuata da chiazze gialle. Non c’è segno di vegetazione se non lontano.

Qui predomina il rumore dell’acqua che “ribolle” sotto la spinta di una colonna ascendente di gas compresso che soffia sotto il lago, altrove soffia da buche grosse, altrove ancora da forellini quasi invisibili. Perciò è rumore in qualche modo armonico, che va dal rauco al sibilo. Ma non è un soffio innocuo.

Lo zolfo, nelle sue diverse componenti, le fa da padrone. Una eccessiva imprudenza potrai pagarla cara: un leggero brivido ti bloccherà il passo e potresti cadere senza possibilità di scampo.”

 

La gente dei dintorni racconta dei casi di morte e taluni si sono verificati soltanto pochi anni addietro.

Intorno al 1870 a seguito di scavi archeologici sono stati riportati alla luce oggetti preziosi, vasellame, armi e statuette conservate nel Museo Irpino.

La visita al luogo, nella profonda fessura della montagna a contatto con le esalazioni gassose, è stata brevissima. Infatti la nostra guida dopo circa 15 minuti ci ha invitato a risalire ed in quella circostanza abbiamo compreso della vista degli animali morti in gran numero. L’aria era diventata pesante quasi priva di ossigeno che man mano risalivamo sentivamo affluire nei nostri polmoni. Bisogna dire che siamo scesi ben consapevoli del pericolo, segnalato da numerosi cartelli, sottovalutando però la realtà.

 

Ringraziamo pertanto la nostra guida locale che conscia del pericolo dopo alcuni minuti ci ha fatto risalire per non incorrere in disturbi.

 

Che dire, anche questo luogo, sconosciuto ai più, ci ha lasciato senza fiato (letteralmente) facendoci ancora meravigliare per quanto i luoghi a noi vicini possano verosimilmente affascinare.

 

Grazie ad Andrea e Gerardo, grazie a iMBCN per la giornata trascorsa abbinando la passione per la moto con quella della conoscenza.

 

Buona strada a tutti, Carlos

L’evento

 
 

Un tempo tutta la regione posta sul versante orientale era sott’acqua. I flutti dell’Adriatico, nei tempi preistorici, venivano a frangersi sulle scogliere calcaree del Taburno, del Partenio e del Terminio, ma con il graduale sollevamento dei monti neozoici, si videro apparire in mezzo a questo mare numerose isole formate dai monti dove sorgono Ariano, Frigento, Trevico, s. Angelo dei Lombardi ad est e Montefusco, Montemiletto e Montefalcione ed ovest.

 

Fra le regioni italiane non ve n’è una seconda che, come questa, presenti delle bizzarre combinazioni: questa è l’IRPINIA.

 

Ci sono poi storie nate principalmente dal tentativo di dare spiegazione a fenomeni non conosciuti in una realtà spesso oscura come quelli che vivevano seguendo i cicli naturali della natura.

 

Fu così, che nel corso dei secoli, l’Irpinia si popola di mostri e magia, credenze che ancora oggi fanno da sfondo alla vita quotidiana di molti abitanti di questa terra.

 

Queste credenze hanno accompagnato e ancora tutt’oggi accompagnano lo scorrere dei giorni, mesi e anni, unendo le persone.

 

8 Ottobre