Il Leone che dorme, nel mito di ciclopi e giganti (Monte Bulgheria)

Panorami mozzafiato, escursioni sulle orme dei lupi.

Sembrerà di stare sulle dolomiti ma in realtà il Bulgheria è solo il monte più a Sud della Campania che sovrasta, come un leone dormiente, il golfo di Policastro.

Dalla vetta, foschia permettendo, è possibile ammirare i monti della Calabria, Capri e le isole Eolie. E qui, da qualche tempo, sono tornati ad abitare anche i lupi. E’ difficile vederli, ma le impronte e i resti delle loro prede sono informazioni preziose.

Il Monte Bulgheria è, semplicemente, una delle più belle montagne del Cilento. Non è altissimo, 1225 metri, ma stupefacente è la posizione geografica; è praticamente una “mano allungata” che permette all’Appennino di toccare il mare.

La biodiversità del monte è leggendaria. La fauna è estremamente variegata, numerosissime specie di rettili, uccelli e mamiferi, molte delle quali rare e protette. Il passero solitario e le vacche podoliche da cui si ricava il latte per quell’eccellenza alimentare tipica del parco del Cilento: la mozzarella nella mortella (fiordilatte di vacca in rami di mirto, che spontaneo cresce a frotte in tutto il Parco e dà alla mozzarella un aroma unico).

E ancora numerose specie di orchidee spontanee, campi di origano, liquirizia, rosa canina e lavanda la cui fioritura sulla roccia aspra regala uno spettacolo magico. Alla lavanda è legata anche una leggenda, “L’Errore di Dio” : si racconta che quando il Creatore stava dando forma al mondo, perse dalle sue mani dei semi di lavanda che caddero solo su un fianco del Monte Bulgheria, quello più arido. Non volendo sprecare quel bene, il Creatore decise di dargli comunque germoglio, nonostante quella terra dura. Ogni fioritura sulla pietra nuda è quindi il ripetersi dell'”Errore miracoloso”

Non è l’unica leggenda che si racconta sulla montagna, perché nel tempo antico del mito si credeva che giganti e ciclopi la popolassero a guardia di una terra cui tutti ambivano perché baciata dagli Dei.

 

Ancora oggi, il Monte Bulgheria viene chiamato “il leone che dorme” perché la sagoma che disegna, guardandolo da una delle sue prospettive, è proprio quella di un leone addormentato, con la testa rivolta ad Oriente, quell’Oriente da cui arrivarono i monaci e i bulgari che gli diedero nome proprio.

 

 

 

 

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